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Accademia PBS On Line: il racconto di due mesi che hanno cambiato la scuola

Accademia PbS on line

Il racconto di due mesi che hanno cambiato la scuola

Il mondo della scuola e della formazione è quello che per primo ha subìto il lockdown.

Dal giorno 2 di Marzo abbiamo vissuto una situazione mai sperimentata prima, che ci ha richiesto di confrontarci con problematiche nuove di tipo organizzativo e didattico.

Accademia PbS si è impegnata da subito nella didattica a distanza affinché la sospensione delle attività in presenza non influisse sul percorso formativo dei propri studenti, ma anzi potesse costituire per loro un’occasione per dialogare in modo nuovo e magari più stimolante con i docenti, attraverso l’uso di computer e di tablet.

Tutti i docenti hanno messo in campo le competenze acquisite grazie a un corso di formazione organizzato dalla scuola fin dai primi mesi di questo anno scolastico, mirato proprio all’acquisizione di abilità nel campo della didattica digitale.

Oggi crediamo di poter dire che tutti insieme ce l’abbiamo fatta!  Vi raccontiamo come

Prima settimana di marzo: siamo tutti sulla piattaforma Webex, davanti ai nostri schermi, direttrice, docenti, studenti,  personale di supporto.

Tanto entusiasmo, tanto impegno, molta curiosità, ma anche parecchie difficoltà.

Per molti non è facile avviare il collegamento, una volta avviato non è semplice riuscire a mantenerlo, la piattaforma non supporta sempre al meglio. Sono giorni di rodaggio intensi e impegnativi, ma anche di apprendimento rapido e in certo senso “giocoso” dell’utilizzo dei mezzi digitali.

Intanto i docenti imparano a “riformulare” le lezioni a distanza e gli studenti a partecipare da remoto.

Il percorso prosegue sotto il segno di un numero molto alto di presenze da parte degli studenti.

Hanno imparato a collegarsi in tempi rapidi e il loro coinvolgimento è palese: si sentono protagonisti di un’avventura condivisa con i  docenti, fanno proposte, sono collaborativi, hanno voglia di imparare e di sperimentare.

I docenti diventano le loro guide, li accompagnano in questo viaggio di scoperta, li incoraggiano, li motivano. Sembra che lo strumento tecnologico faciliti l’inclusione consentendo a ciascuno di trovare la strada migliore per partecipare all’esperienza scolastica (virtuale).

Le chat docenti narrano della partecipazione  da parte degli studenti: “ i ragazzi sono contenti, sono presenti anche alunni che si vedevano poco in aula” ….” “probabilmente gli piace la novità”…. “sto sperimentando lezioni meno turbolente, faccio meno fatica a mantenere alta l’attenzione”…” “il digilate fa parlare e partecipare anche ragazze che in classe non si esponevano molto”… “ si vede che il digitale è il loro mondo, spesso sono le ragazze che mi aiutano e mi danno dritte tecnologiche”

Siamo soddisfatti, il lavoro è complicato, ma ne vale la pena!

E abbiamo alcune conferme importanti:

Nelle classi virtuali i docenti stanno imparando a ricoprire sempre di più il ruolo di facilitatori.

Le lezioni vengono costruite anche attraverso video o lettura di testi.

Gli studenti sperimentano un apprendimento più attivo che li rende capaci di applicare anche in modi innovativi quello che apprendono.

Il tempo scuola non è più rigidamente articolato in tempo di spiegazione e tempo di lavoro a casa, diventa più “fluido”,la scuola entra nelle pareti domestiche, si fa più vicina, la rete abbatte le distanze. Può sembrare strano, ma anche la dimensione relazionale se ne avvantaggia, è più libera, più autentica.

Siamo arrivati alla fine del mese e traiamo alcune prime conclusioni:

L’impegno e la professionalità che i docenti hanno messo in campo, sperimentando per la prima volta la didattica a distanza, sono stati enormi.

Gli studenti, con la loro partecipazione e i loro interventi, hanno dimostrato di apprezzare l’operato dei docenti.

La didattica a distanza, diventata peraltro obbligatoria dal 17 marzo, si sta rivelando non soltanto l’unica risposta possibile alla chiusura della scuola, ma rappresenta un’opportunità per connettere i docenti con i propri studenti e per far emergere potenzialità a volte oscurate dalla maggiore formalità della tradizionale lezione in classe.

In alcuni giornate, soprattutto nella terza settimana, c’è stato un calo emotivo, in particolare da parte degli studenti delle prime classi, subito segnalato dalla nostra educatrice che monitora  costantemente l’andamento delle attività ed è di supporto agli studenti e ai docenti.

Entriamo nel mese di aprile:

L’andamento delle presenze si fa più “ondivago” e, con l’avvicinarsi delle vacanze di Pasqua, il calo emotivo già sperimentato, un po’ di stanchezza in più, la “normalizzazione” della novità della scuola on line, contribuiscono a determinate una flessione delle presenze.

Alla ripresa dopo le vacanze aumentano da parte della scuola le iniziative per  recuperare i “dispersi”, perché alcuni studenti non si sono presentati il primo giorno, altri hanno  cercato di allungare la settimana di vacanza.

E poi arriva il tempo delle verifiche in cui gran parte delle assenze sono adesso mirate ad evitarle…una sorta di regressione alla scuola tradizionale… peraltro tenuta sotto controllo grazie all’intervento deciso della direttrice, dei docenti, dell’educatrice.

Stiamo comunque facendo un lungo e ricco percorso che non si esaurirà con il termine di quest’anno scolastico. Torneremo l’anno prossimo nelle nostre aule con nuove modalità, lo sappiamo, e fra queste nuove modalità un posto importante sarà occupato dalla didattica digitale perché abbiamo visto che può aiutarci a formare studenti più competenti e capaci di sfruttare le infinite potenzialità delle tecnologie.

Ancora una riflessione, a conclusione del nostro racconto:

Inizialmente la didattica on line avrebbe dovuto sostituire l’insegnamento in presenza per un periodo che si supponeva ragionevolmente breve, tale da consentire di rientrare in aula e organizzare la chiusura dell’anno formativo. Invece è diventata, prima una modalità a“tempo indefinito”, poi “fino a fine anno”. Possiamo dire che questo fatto ha stimolato sempre di più i docenti, sia di pratica che di teoria, a mettere in campo modalità che permettessero di affrontare argomenti nuovi con modalità nuove e gli studenti a comprendere che, quella che stavano vivendo non era una semplice “parentesi digitale”, ma una sfida che dovevano vincere.

E ci sentiamo di dire che tutti insieme la stiamo vincendo!


Le scuole sono chiuse ma Accademia Pbs è accanto alle sue studentesse e ai suoi studenti

 

Fin dall’inizio della chiusura degli spazi fisici della scuola, Accademia PbS ha attivato la didattica a distanza grazie alla quale gli alunni hanno potuto accedere tutti i giorni alle lezioni e alle esercitazioni on line alla presenza dei propri docenti e secondo un preciso orario.

 

Nel mese di Marzo:

579 studenti coinvolti

49 docenti

5.500 ore di formazione erogate

1.900 accessi alla piattaforma dedicata.

 

Nel mese di Aprile:

579 studenti coinvolti

49 docenti

3.010 ore di formazione erogate

1.350 accessi alla piattaforma dedicata


AVVICINARSI “CON TATTO” SENZA CONTATTO

Il gioco di parole narra di queste settimane in cui mi è stato chiesto di prendermi cura dei possibili “assenteisti” nel periodo delle lezioni on line.

In un tempo di distanza fisica ed emotiva, impegnarsi a mantenere vicino alla scuola chi avrebbe potuto rischiare di allontanarsi, doveva essere una scommessa da tentare. In educazione vale sempre la pena non arrendersi, perseverare, sperimentare percorsi non ancora battuti per il semplice, prezioso motivo, che si sta scommettendo sul futuro dei nostri ragazzi.

Lo strumento necessario e sufficiente in questo tempo non poteva che essere il telefono per far sentire la voce della scuola: come la voce che dalla finestra di casa ti dice che si è fatto tardi ed è ora di rientrare, e per questo sono state contattate le famiglie, prime alleate nel patto educativo siglato con la scuola.

C’è chi è rientrato subito e chi si è fatto aspettare.

E così ho incontrato le voci di tante mamme e papà e a volte, quando la vicinanza doveva farsi più prossima, anche le voci dei ragazzi, e le voci sono diventate messaggi scambiati, emoticons divertenti, scambi veri che al riappropriassi della didattica in presenza spero possano servire a mantenere le relazioni di fiducia nella scuola e negli adulti che la animano.

E così, come un venditore porta a porta, ho bussato alla porta/telefono di alcune famiglie per dire che il loro figlio/ a alle lezioni on line quella certa mattina non si “era visto/a”. Il campionario mostrato era uno solo: “la scuola c’è, i docenti sono presenti, ti aspettano…”

Ci sono stati genitori contenti di essere stati contattati, grati che la scuola cercasse i loro figli personalmente.

Altri hanno detto che i loro ragazzi avevano difficoltà ad accedere alle lezioni.

Altri si sono detti grati di poter trovare un interlocutore con cui scambiare le loro preoccupazioni.

Altri, più inclini a giustificare i propri figli.

Ho parlato con genitori contenti di poter ricevere quella chiamata come spazio per sé, che avevano bisogno di essere ascoltati e sentirsi compresi anche solo per il tempo di una telefonata.

E poi  genitori che si sono fidati, perché la mia voce era la voce di una scuola che gli ha fatto sperimentare, negli anni, vicinanza ed attenzione non solo per il percorso didattico dei propri figli: “ per mio figlio la voce dei professori conta più della mia, fa il ribelle ma poi ascolta quello che dicono… sta affrontando un periodo difficile, sarebbe bello se i professori lo contattassero personalmente…”

E infine, inattesi, sono stati lanciati quei fili invisibili che hanno attivato la fiducia di alcune studentesse che mi hanno scritto e non solo per parlarmi della scuola, ma soprattutto per donarmi piccoli pezzetti di sé: la stanchezza per la situazione, il desiderio di essere cercate, la voglia di lasciarsi un po’ andare che aveva solo bisogno di un’iniezione di fiducia per scomparire, il desiderio di provare a recuperare qualche insuccesso scolastico…

Ho tanti nomi adesso sulla mia agenda, di pochi o nessuno conosco il volto. A supporto del lavoro quotidiano, incessante, dei docenti, ho provato a gettare le corde per ulteriori ponti sospesi.

Si è aperta una finestra, dalla penombra si sente una voce: “è ora di rientrare…. ti sto aspettando, la PBS ti sta aspettando”

 

Cocorocchio Mariana

Educatore professionale

dott.ssa in programmazione e gestione dei servizi educativi e formativi